Lug
02
2012

S.S.131

Scritto da Salvatore
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Il pulmann che doveva portaci ad Ortobagy, alle nove del mattino era già pronto, pronzo al sacco e partenza. Ortobaby, considerando di immettersi nella Puszta dalla parte est dell'Ungheria, rappresentava il punto di partenza per l'inizio delle escursioni. Chi ha avuto la fortuna di visitare questa zona, sa benissimo a quali emozioni va incontro. Eppure, a pensarci bene è solo una lunga distesa brulla, ma il fascino che riesce ad emanare è quesi indescrivibile.
Insieme al nostro mezzo, un piccolo pulmino ci precedeva, con dentro con dentro alcuni componenti del coro “Bardos Lajos” tra i quali c'era anche Ana, il chè mi riempì di immensa gioia, pensavo che avesse serbato qualche rancore ma, se era lì voleva dire che tutto era passato.
Victoria, l'interprete ungherese e nostra guida , parlava un'italiano perfetto , sposata con un italiano, di Perugia conosceva alla perfezione tutti i segreti di quell'immensa e misteriosa pianura. Ci erudì su quali eventuali pericoli si potevano correre in quel luogo che erano a dir vero pochi a parte il disorientamento che si poteva provare trovandosi da soli. Ci raccontò anche che molti intellettuali ungheresi e non , si recavano in quel luogo nche per trarne ispirazione, specialmente poetica e filosofica. Ci avvertì pure di non stupirci se a contatto con tanta immensità, le nostre menti potevano subire o percepire sensazioni mai provate. Malinconia, gioia euforica, sentirsi padreterni ed eseguire azioni che in altri luoghi potevano essere difficili da concepire.
L'ansia di voler provare una qualsiasi delle sensazioni descritte da Victoria mi attanagliava e quell'ora di strada che dovevamo percorrere, mi sembrava non avesse mai fine. Vi giunsi insieme agli altri con un'euforia indescrivibile-
L'ultimo tratto che immetteva nella pianura lo percorremmo in un grosso carro trainato da due maestosi cavalli. Ana, per puro caso o per suo volere, era seduta al mio fianco elargendomi di tanto in tanto sorrisi gioiosi mettendo in bella mostra l'ordinata fila di avorio della sua bianchissima e perfetta dentatura.
Finalmente, giunto alla mete, mi accolse un recinto con una struttura atta a soddisfare le esigenze dei visitatori. Nel recinto una ventina di cavalli , parevano fossero in attesa di essere scelti per una cavalcata. Mi assentai fermandomi ad un centinaio di metri dagli altri, e lì, i miei pensieri cominciarono a vagare pensando alle descrizioni dell'interprete e rimanendo in attesa che qualcosa rompesse la normalità. Non tardò ad arrivare quel turbinio di pensieri che mi inondò, sublimandomi, Scrutai con attenzione , quella distesa perfettamente pianeggiante che si estendeva per centinaia di chilometri ed in lontananza, verso Est, potevo scorgere le montagne Carpatiche ed un silenzio quasi inconcepibile.
Pensai subito che Dio, dopo le fatiche della creazione, il settimo giorno fosse andato a riposarsi in quel luogo così grande “ come grande è Lui” ed avesse usato le montagne che vedevo in lontananza come guanciale dove posare la sua testa. Immaginai anche che il sudore versato nell'immane fatica, avesse creato il lago Balaton. Victoria aveva ragione, quella terra sapeva di magico che la nostra mente così piccola a confronto, non poteva contenere tanta maestosità . Ecco perchè ne modificava i pensieri ed i contenuti. Questa di immaginarmi il Creatore disteso a riposare in una così grande dimensione mi diede l'idea della grandezza suggeritami dall'inconscio, senza che mi fossi neppure affannato a pensare una cosa simile in quel momento-

PUSZTA

Aperta nell'infinito perdersi
dell'orizzonte cupo...
in solenne stasi...vibri.

Sfiorata dall'aria lieve
...l'erbetta pigra
tra le crepe d'arsura,
vago profumo di camomilla nana
e l'aria avvolta di mistero,
lunghi silenzi...impone-

Macchie d'armenti sparti
nella nuda steppa,
greggi di raska accaldate
nel tiepido meriggio:
quasi timorose dell'immenso:
fan capanno.

Buoi e nitriti di sauri maestosi
rompono ….
il tenue candore di Settembre.

Con il lor manto di cielo
dall'azzurro cupo,
mandriani alteri
che d'arcaico sanno,
su scuri cavalli...irrompono
fieri e vibranti
nella piana maestosa,
e scuote l'aria il severo
e secco schioccar delle fruste.

Rapido sfreccia in volo
il falco pellegrino che,
con l'allodola ghermita...
...scompare...

Avvolta d'infinito e di silenzi,
con i sensi carpiti dall'immenso.
Ti ho vista ad Ortobagy...
terra senza ombre.

Nel casotto del recinto dei cavalli, chi voleva, ed era all'altezza di stare in sella, poteva prendere un cavallo a noleggio, inoltrarsi nella pianura e galoppare senza ostacoli di sorta in una corsa sfrenata.
I cavalli, sono stati da sempre la mia grande passione. Già da piccolo, mio nonno paterno mi portava con se , mi insegno ad amarli ed a cavalcarli con discreta destrezza, passione che ho coltivato anche da grande. Anche mio padre , tra le tante cose nelle quali si dilettava , veniva spesse volte chiamato per domare i cavalli già sviluppati e pronti per essere educati ed addestrati all'uomo.
Sicuro di essere all'altezza, ne noleggiai un o, bello, maestoso, ubbidiente e nervoso. S i notava dal suo portamento; Testa alta, orecchie in avanti, narici ben dilatate ed ansioso di correre. Lo montai con facilità tenendo all'inizio, la briglia abbastanza tirata ed il cavallo incominciò il suo trotto in direzione dell'orizzonte della pianura. Bastava allentargli il morso che il trotto aumentava il ritmo.
Il rumore inconfondibile di un cavallo al galoppo mi costrinse a voltarmi per osservare chi fosse. Riconobbi Ana, provetta cavallerizza che mi sorpassò come un fulmine. A quel punto mollai completamente la briglia , e senza bisogno di usare gli speroni, anche il mio cavallo incominciò la sua corsa. Pareva non sopportasse che nessun altro cavallo gli stesse d'avanti- Ma, il sauro di Ana non si dava per vinto ed in queste condizioni percorremmo non so quanti chilometri immersi in quell'immensità. Ana decise di fermarsi, tirò a se la sua briglia a tal punto che il morso così teso costrinse il cavallo ad arrestarsi, si erse sulle gambe posteriori quasi in posizione verticale ed Ana scivolò dal suo destriero dalla parte posteriore in piedi, soddisfatta della sua perizia. Io lo feci in modo naturale, e sceso andai a complimentarmi con lei. Ci abbracciammo forte, mentre i cavalli, addestrati a non muoversi senza il cavaliere in groppa restavano fermi brucando qualche filino d'erbetta, non c'erano alberi ne altro dove poterli assicurare.
La bocca di Ana profumava d'aria fresca quando ci baciammo in modo sublime. E così, lontano dal mondo, solo terra e cielo, fummo nostri a lungo in quel paradiso terrestre senza alberi di frutti proibiti, quasi a voler fecondare la terra sotto i nostri corpi. “Non credo di aver peccato, se Sant'Ignazio ritiene che lo sia, chiedo umilmente clemenza”
Così sdraiato sulla nuda terra , la mia mente sublimata dagli eventi cominciò a ragionare in m odo quasi filosofico. Credo che in un modo sconosciuto al mio io, mi sentissi un po matto. Con la pretesa di essere sempre compreso e capito, ma senza rinunciare a comprendere gli altri. I sognatori come me sono crudeli contro se stessi, la bontà posso aspettarmela solamente da chi è veramente forte, chi non conosce la paura non è coraggioso perchè il coraggio è la capacità di affrontare ciò che si percepisce. Certe persone sono grandi e presuntuose ma è come se fossero dei bambini che sono cresciuti solo in altezza. La felicità arriva quando spingiamo la nostra mente ed il nostro cuore ai limiti estremi della nostra possibilità. Lo scopo della vita odierna è contare di fronte agli altri, rappresentare qualcosa , far si che il fatto che abbiamo vissuto comporti delle differenze. Credo sia più apprezzabile un menzognero per necessità che una persona sleale che predica bene , onore e amore sopravaricando gli interessi degli altri.
Alla fine di questa mia incredibile esperienza, è doveroso da parte mia scusarmi con chi ha avuto la bontà di leggere questo mio racconto, per certune divagazioni non sempre attinenti a Sant? Ignazio. Detto ciò, non era possibile astenermi nel descrivere e raccontare ciò che i miei sensi , provarono in quel luogo di per se così misterioso e affascinante. Ora so, e comprendo a fondo ciò la nostra guida voleva dire .
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